Si afferma sempre più questa forma particolare di hotellerie che deve rispondere a precisi criteri: un unico hotel “sparso” in edifici diversi, ma tutti rigorosamente nel tessuto dei centri storici. Vi presentiamo i quattro esempi presenti nell’isola.
Li chiamano “quelli della porta accanto” o “del piano di sopra”. Sono ospiti di alberghi certamente. Ma di alberghi diffusi. Ospiti di tante piccole case o palazzine d’epoca restaurate, strette l’una all’altra, sparse nel cuore dei paesi, sopratutto dell’interno. Tra le piazzette e i vicoli nascosti (come quelli di Santu Lussurgiu (due strutture, Sas Benas e Antica Dimora del Gruccione), di Orroli (Omu Axiu), o con vista sul fiume, come a Bosa (Corte Fiorita).
Servizi e comodità da albergo, accoglienza calda, quasi familiare, forte identità. Inoltre, il piacere di riscoprire il senso della comunità, delle botteghe artigiane, di soggiornare in case come quelle di una volta. Ogni titolare ci mette del suo: passione, esperienza, interessi culturali. Ci sono i corsi di cucina tradizionale, con le donne a fare da docenti, dove l’ospite è invitato a mettere le mani in pasta nel vero senso della parola. Seminari di musica, escursioni, laboratori, dalle tinture naturali allo yoga, all’acquarello botanico. Visite alle cantine, assaggi della prelibata malvasia o dell’acquavite barricata. E sopeattutto un’attenzione alla valorizzazione delle zone interne e ai temi del turismo ecosostenibile, in particolare all’enogastronomia e alle produzioni locali.
Quattro, per ora, sono gli hotel diffusi in Sardegna, prima regione italiana a dotarsi di una normativa precisa (l’albergo deve avere il corpo principale nel centro storico, le altre unità a non oltre 200 metri dall’edificio centrale e sempre nel cuore del borgo antico).
Qual’è il segreto del sucesso? Lo spiega Riccardo Schirru, fondatore e amministratore di AlbergoDiffuso.net, il portale più rappresentativo degli alberghi diffusi in Sardegna, con ampie schede delle strtture e recensioni degli ospiti. “Il segreto è l’autenticità. C’è una forte integrazione con il territorio, si sente la personalità dei titolari, come raramente capita negli hotel tradizionali. La sensazione è di sentirsi piacevolmente ospiti”. Visto il successo, sugli alberghi diffusi stanno puntando imprenditori e amministrazioni comunali anche a Sadali, Galtellì e Villanova Monteleone.
Albergo Diffuso Omu Axiu (Orroli, Cagliari)
Una grande casa padronale, fin dal 1500 della famiglia Vargiu (Omu Axiu nella parlata locale significa casa dei Vargiu) , con una bella corte centrale. Una dimora trasformata dal titolare Agostino Vargiu in un albergo diffuso che è anche museo etnografico, dedicato ai saperi e ai sapori tradizionali: paste, vino, attrezzi agricoli, ricami. Un fiore all’occhiello per il paese in provincia di Cagliari, celebre per i centenari, per il magnifico nuraghe Arrubiu e per le gite con il battello sui laghi Flumendosa e Mulargia.
Per gli ospiti, ampia scelta di corsi sulla cucina tradizionale: Antonietta Laconi, ottantenne, madre di Agostino, insegna come preparare le paste tipiche, culurgionis, maccaronis de busa e fregula.
Il piatto del posto, dice Vargiu, sono is pizzulus (pizzicchi) di pasta all’uovo conditi con poco sugo e porcini, serviti in tavola da ragazza vestite con l’abito tradizionale da lavoro orrolese.
Albergo Diffuso Antica Dimora del Gruccione (Santu lussurgiu, Oristano)
Una splendida casa patrizia di impianto spagnolo nel cuore del paese. Era la casa dei bisnonni che Gabriella Belloni, origini romane, ha trasformato in albergo diffuso votato alla missione del turismo ecosostenibile, facendo leva sulla compatitbilità e sul rapporto col territorio.
Numerosi i seminari, dal Saper gustare (pani, olio, formaggi) al Saper fare (tinture naturali, disegno botanico), al Saper essere (euritmia, yoga). In cucina grande attenzione alle produzione delle piccole aziende sarde (compresa la rinomata carne del bue rosso). Il piatto da segnalare è la zuppa al finoicchietto selvatico con abbacasu, la crema di lavorazione del formaggio casizolu.
Albergo Diffuso Corte Fiorita (Bosa, Oristano)
In uno dei più suggestivi centri storici dell’isola risalente al Medioevo, tra il fiume Temo, le vecchie concerie e il castello dei Malaspina, un accogliente albergo diffuso, diviso in due nuclei prinpipali (il principale, del 1700, si affaccia sul fiume navigabile), con belle e confortevoli camere.
Entro l’estate gli ospiti potranno probabilmente soggiornare anche in due concerie in fase di restauro. Dice uno dei titolari, l’architetto Guglielmo Macchiavello: “Bosa è un’albergo diffuso naturale, ci piace che il nostro ospite viva tra gli abitanti in un’atmosfera cordiale, non formale, senta gli odori del quartiere, veda magari le cameriere che abitano nel portone di fianco”. Corte Fiorita si appoggia al ristorante Borgo Sant’Ignazio, nel centro storico. Piatto tipico: s’azada, razza o gattuccio marinato nella salsa di pomodoro secco
Albergo Diffuso Sas Benas (Santu Lussurgiu, Oristano)
Un albergo nel segno della musica (sas benas sono gli antichi strumenti a canne, precursori delle launeddas) e della buona cucina.
Musicista e musicologo Antonio Diego Are, fondatore e titolare dell’hotel. Sei edifici distribuiti nel centro storico di Santu Lussurgiu, cuore del Montiferru, in provincia di Oristano, terra di boschi, del casizolu, il formaggio delle donne presidio Slow Food, e degli allevamenti delle vacche sardo-modicane.
Casa Muscas è la sede dei seminari e degli incontri musicali; in un altro fabbricato è stato attivato un laboratorio per la lavorazione delle carni suine destinate al ristorante, ospitato in un bell’edificio storico. Il piatto tipico consigliato per coronare l’esperienza di soggiorno in questi luoghi è il cestinetto di casizolu con pennette alla salsiccia cotta nel vino e affumicata: una prelibatezza preparata dallo chef Andrea Manca.
Articolo tratto da Bell’Italia N. 277 – Maggio 2009 – Scritto da Lello Caravano
Editoriale Giorgio Mondadori – Cairo Editore
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Leggendo la recensione sono rimasto colpito dalla denominazione della frazione Casa Muscas. Qualcuno saprebbe darmi informazioni riguardo all’ origine del nome del borgo, così da avere più riferimenti per iniziare una ricerca sulle mie origini sarde?
Spero in una vostra cortese collaborazione…
Grazie
ROBERTO