A Santu Lussurgiu, in Provincia di Oristano, il Carnevale e’ una manifestazione particolarmente sentita. Quello che lo caratterizza e’ la tradizionale corsa a cavallo detta “SA CARRELA ‘E NANTI”, durante la quale, nei tre giorni di Carnevale, si può comprendere quanto è radicato e forte l’orgoglio di un paese intero per l’abilità e la destrezza dei propri cavalieri e delle proprie tradizioni equestri.
Sa Carrela ‘e nanti, letteralmente “la strada che si para davanti”, è una strada del centro storico del paese all’interno del rione chiamato Biadorru che per l’occasione ri-diventa una strada sterrata per favorire la corsa dei cavalli. Le case fanno da contorno alla discesa iniziale, al tratto pianeggiante, ed infine, alla breve salita che termina nell’uscita del paese verso Bonarcado diventando in alcuni tratti dei micidiali spigoli sulla traiettoria dei cavalli stessi. Il pubblico, che accorre ogni anno numeroso, è parte integrante di questo evento: stipato ai lati del percorso si apre un attimo prima dell’arrivo dei cavalli in corsa per richiudersi dopo il loro passaggio.
Curve, strettoie, slarghi, salite e discese segnano il percorso, dando alla corsa quella spettacolarità unica ed emozionante che fa della manifestazione una delle esibizioni a cavallo più impegnative e spericolate che si svolgono in Sardegna.
La domenica di carnevale, circa 60 cavalieri, rigorosamente lussurgiesi, si lanciano nella discesa. La corsa più comune è la pareza (a gruppi di due o tre): i cavalieri corrono insieme per tutta la durata del percorso (circa 350 mt) con il braccio di uno su quello dell’altro in segno di amicizia e solidarietà.
Il lunedì, chiamato “Su Lunisi e sa pudda” (il lunedì della gallina), il cavaliere al galoppo deve colpire con un bastone un fantoccio che ha le sembianze di una gallina. Anticamente in questa giornata, i cavalieri portavano con sé appesa alla sella (o basto) una o più galline “vive”. Gli amici che non partecipavano alla corsa, appendevano a testa in giù, a circa metà percorso, la sfortunata gallina. L’abilità consisteva nel decapitare con un colpo secco di bastone la povera gallinella.
Negli anni, l’antica tradizione, ha lasciato posto al buon gusto e rispetto per gli animali, salvando il pennuto domestico, sostituendolo con una finta gallina di pezza
Il martedì grasso lo spettacolo termina con la premiazione dei cavalieri. La giuria (segreta) premia le tre pariglie per le migliori maschere presentate durante i tre giorni e le prime tre pariglie che il lunedì hanno abbattuto il maggior numero di “finte” galline. La tradizione risale all’epoca in cui i Giudici di Arborea prima e i viceré spagnoli poi avevano spinto l’allevamento di cavalli, tanto da ottenere razze speciali per le corse.
Per continuare la vostra esperienza all’insegna della tradizione e dell’autenticità potete scegliere si soggiornare in uno dei due alberghi diffusi del borgo: l’Albergo Diffuso Antica Dimora del Gruccione e l’Albergo Diffuso Sas Benas entrambi situati nel centro storico del paese.






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